Festival della Scienza 2014 Genova: orgogliosamente bella!

La mia amica Paola è una portatrice sana di entusiasmo, con la sua bella bimba Polpetta in braccio, mi racconta delle sue lunghe giornate nell’organizzare il Festival della Scienza e mi mostra il catalogo. È tempo di ripartire. Genova, colpita dall’alluvione, si rialza, si fa bella e vuole farlo con dieci giorni dedicati alla scienza, alla scoperta e  alla ricerca: dal 24 Ottobre al 2 Novembre con una  serie di conferenze, mostre, laboratori ed eventi che avranno il tema del Tempo come filo conduttore, e coinvolgeranno tutta la Città. Per uno strano gioco del destino, il tema di quest’ anno non poteva più giusto, sono passati 15 giorni dal’ alluvione. Le principali strade sono tornate ad essere pulite, merito di uno sforzo collettivo che ha visto protagonisti ragazzi e persone scese per riprendersi ciò che un’ assurda burocrazia ha strappato via. Non è finito, è ancora una città ferita, per i danni subiti da esercizi commerciali, abitazioni, quartieri ed edifici pubblici. Genova si rialza e per una settimana  sarà invasa dal Festival della Scienza. Venite, perdetevi nel centro, immersi tra i vari laboratori, assaggiate la focaccia di Via San Vincenzo e il gelato in Piazza delle Erbe. Perché se lo stato “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”… dalla dignità Genova riparte. Non c’è fango che tenga e Festival della Scienza sia!

“Dentro un ring o fuori non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra”
Muhammad Ali

I passi nel fango: da Genova a Firenze

scarpe-nel-fangoAlla natura si comanda solo ubbidendole, il  primo senso di civiltà e rispetto per l’ambiente parte da noi. L’acqua si abbandona con sicurezza assoluta e può occupare tutti gli spazi che vuole. I fiumi devono respirare, devono vivere, devono avere lo spazio per assorbire. Non possono diventare contenitori a cielo aperto per discarica.Questo non giustifica la tragedia che ha colpito Genova e non può essere il motivo di discolpa della mancata pulizia dei torrenti o della messa in sicurezza. Credo, però, che occorra riappropiarsi di  un maggior senso civico. I ragazzi che, in questi giorni,  affondano con i loro passi nel fango sono la grande bellezza per tornare a riprendersi i luoghi in cui si vive, con senso di appartenenza e di protezione . Gli “angeli del fango” nascono con l’alluvione di Firenze. Il 3 Novembre del 1966 per 18 ore una  pioggia incessante provoca disastro umano ed artistico senza precedenti. Non esisteva la protezione civile in quegli anni ma migliaia di volontari sono accorsi ad aiutare i fiorentini a spalare fango. Dalla tragedia dell’ alluvione ben presto nasce un forte senso di solidarietà e un forte senso civico: nascono così “gli angeli del fango”. Non potevano scegliere termine migliore, gli angeli sono quelli che incontri, nelle strade, nei vicoli, si fermano un attimo e mangiano il panino sul tetto di una macchina che la corrente ha lasciato a lato di una strada. Ridono, si preoccupano di non portare le scarpe infangate a casa, per non sporcare il pavimento della mamma. Non hanno tempo di lamentarsi e bagnano il viso all’ amico che ha le mani sporche. Gli angeli hanno i passi appesantiti dal fango e alzano gli occhi speranzosi, perché come dice il mio amico Si Ba: non si può avere paura del cielo.

Buon@ vita.

Rivez

Dall’ ingenuità possono nascere piccoli miracoli o anche delle grandi stronzate: forza Genova!

“la vita non è aspettare che passi la tempesta… ma imparare a ballare sotto la pioggia” o nel caso della mia Genova: riconoscere “l’ odore” dell’ alluvione. Genova, abituata a sopportare le forti mareggiate, è di nuovo sommersa dall’ acqua. Un fortissimo temporale, tre torrenti esondati, auto trascinate via. Scene di un film già visto, triste. Segni sulla strada e un odore che non va via. E’ l’odore del fango che ti penetra dentro, che vuole soffocare i ricordi. Gli effetti di un’ alluvione sono devastanti non per quello che l’ acqua sradica con la sua forza, ma per tutto il dolore che si poteva risparmiare con una giusta prevenzione. Le alluvioni c’insegnano che gli errori dell’ uomo sono i migliori insegnamenti, vanno osservati e ascoltati con quel’ impegno che deve portare all’ azione, alla politica del fare e non alla filosofia del “si poteva evitare”. Domani ti rialzerai, come una stanca signora, con qualche ruga in più che, però se osservi meglio, sembra un sorriso, perché tu sai sorridere e tornare ad essere bella…Domani mani forti di persone che hanno la dignità di riprendersi quello che hanno perso, ti aiuteranno a rialzarti. Domani tornerà il ” mugugno” genovese, la lamentela lenta e continua che ti farà da ninna nanna. Oggi è il tempo del dolore, della voglia di non perderti, di non lasciarti andare via, di sentire le persone a cui vuoi bene per proteggerle.. D’ altronde come diceva De Andrè: ” dall’ ingenuità possono nascere piccoli miracoli o anche delle grandi stronzate”…e tu Genova mia di stronzate ne hai subite tante!

Buon@ vita, oggi di più.

Rivez

Pausa pranzo: dal Gran Ristoro… al lampredotto di Nerbone, la filosofia del panino.

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Ciao a tutti, oggi provo a raccontare una “pausa pranzo” con sosta a Genova e Firenze: vediamo se questo semplice giochino funziona..nel caso mangio io per voi! Mettete da parte le barrette al sesamo  o “a me basta solo una mela disidratata”… Si sa, ogni città ha le sue istituzioni: ci sono quei locali che sembrano esistere da sempre, che resistono al tempo e, come cantava De Andrè, “se t’ inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli, in quel’ aria spessa carica di sale, gonfia di odori” arrivi alla prima tappa. La zona è quella storica di Sottoripa, un porticato tra i più antichi d’ Italia, che abbraccia la parte del Porto Antico (per i non genovesi, verso la zona dell’ Acquario). Verso la fine di via Sottoripa troverete la scritta arancione “Gran Ristoro: 150 tipi di panino”. Definirlo paninoteca è riduttivo. L’interno è stretto, a fatica si riesce a passare. Su una parete sono appesi salumi di ogni tipo: dal prosciutto al tartufo, al salame di cervo, al lardo di colonnata. Poi ottimi formaggi, salsine della casa e verdure grigliate. Il mio preferito è il panino con l’arrosto al basilico. Ricordate che ogni vostra ordinazione, va rigorosamente accompagnata da un quartino di vino rosso o bianco, Si mangia generalmente in piedi, ma se come me, siete cintura nera di “sporcaggio selvaggio”, ci si può sedere sui tavolini esterni. Ah secondo la tradizionale accoglienza genovese: con pochi euro, soddisfi animo e palato. La filosofia del panino prosegue e trova una sua istituzione nel lampredotto a Firenze. Cos’ è il lampredotto? E’ un tipo di trippa, è lo stomaco abomaso. E’ di colore scuro, prende il nome dalla lampreda, un’ anguilla primordiale di cui ha la forma. Mi sono documentata per bene, Voyager!!! Il panino com il lampredotto è una leggenda presente nel banchini dei trippai, sparsi per le strade della città. Non è un cibo da turisti, è cibo da strada e questa è la sua bellezza.Viene servito con l’aggiunta di condimenti a vostra scelta. Vi aspetta la domanda finale del trippaio: ” lo vole bagnato?”. Si!!! A questo punto, puccerà la parte superiore del panino nel pentolone, perché come dice il mio amico Stefa: ” Se un tu t’ ungi fino al gomito non lo puoi mangiare!”. Il re del lampredotto è Nerbone con il suo chiosco, all’interno del mercato centrale… dove si narra sia stato visto mangiare anche il premier Renzi, all’ epoca del suo mandato da sindaco di Firenze. Io l’ho mangiato (il panino…) mi hanno detto dopo cosa fosse, il Passia me l’ aveva spacciato per la parte superiore del collo della mucca…è buono! . Se si pensa bene, si vive bene e si mangia meglio.

Evviv@, buona vita!

Rivez

Proviamoci..

pesto-bruschetta-doneOh no, un altro blog… Si, in effetti, comprendo lo sconforto generale, avrei anch io la stessa reazione. Per provare a rassicurarvi: non farò ricette in 20 minuti, non posterò foto sulle ultime tendenze della moda, non insegnerò a trasformare gli oggetti che avete in cantina con fighissimi arredi di design. Bene, il mio motto è il seguente: da Genova con furore…in Toscana per il Passia (tore). Sono Valeria, per tutti Rivez, genovese doc, mi sono trasferita per il mio barbuto marito Passia nella terra del Chianti e della bruschetta. Da quì, anche per soddisfare l’ affetto per la mia città, nasce l’idea di Pesto&Bruschetta, coniugare la bellezza delle due Regioni a modo mio..E detto così fa molto Linea Verde… ma io, dopo anni di scoutismo immersa nella natura, riesco a fare durare una pianta meno di 24 ore. C’è crisi, grossa crisi quindi saranno momenti di allegria…low cost, cioè? a costo zero! ah ok!

Evviv@, buona vita!

Rivez